22 Febbraio 2020

Non fate le superdonne. Lavorare fino al 9° mese non è una conquista

Non fate le superdonne. Lavorare fino al 9° mese non è una conquista

Da quando è passata la normativa, che permette alla donna di scegliere se lavorare o no fino all’ultimo giorno prima del parto, si è creato un forte dibattito nel nostro Paese. A criticarla pesantemente è in primis Giuseppe Battagliarin, ginecologo e presidente della commissione nascite dell’Emilia-Romagna. Il suo post sui social media, ha infiammato una serie di reazioni a catena seguiti da altrettanti commenti.

Superdonne?

Riassumendo. Il post suona quasi come un invito a coloro che lui definisce le “superdonne”. Difatti, ribadisce più volte di fare attenzione in quanto lavorare fino al 9° mese di gravidanza non è una cosa semplice e quindi di pensarci molto bene prima prendere questo tipo di decisione. Battagliarin, con una brillante carriera alle spalle, chiarisce quindi la sua posizione sottolineando di non sopportare la possibilità, introdotta dal Governo, di lavorare fino al 9° mese di gravidanza e posticipare in avanti il congedo di cinque mesi previsto dalla legge e pagato dall’Inps. Equiparando così le dipendenti all’esercito di libere professioniste e partite Iva che potevano già fare questa scelta o semplicemente non avevano scelta.

Alcune delle parole del ginecologo Giuseppe Battagliarin

Ecco alcune delle sue parole: "Per voi questo anno si apre all’insegna della conquista di nuove libertà ( o forse di antiche schiavitù). Finalmente potrete lavorare, con l’approvazione formale dell’INPS, fino al momento di partorire. Dopo anni di coercizioni a cui sono state obbligate coloro che vi hanno preceduto dovendosi assentare dal lavoro al 7° o all’8° mese , per colpa delle inutili conquiste ottenute dal movimento delle donne e delle lavoratrici, finalmente potrete lavorare fino all’inizio delle contrazioni del travaglio o alla rottura delle membrane". E aggiunge : “Potete vedere riconosciuta e sancita la vostra innata e fisiologica capacità di essere super donne”. E ancora con ironia avverte: “Premuratevi però di istruire fin d’ora colleghe e colleghi perché in seguito non si preoccupino vedendovi cambiare espressione ed aumentare la frequenza respiratoria per colpa delle contrazioni uterine e soprattutto non dimenticate di tenere a portata di mano pannoloni per assorbire il liquido amniotico, evitando di trovarvi inondate e fradice nel bel mezzo di un’altra riunione di lavoro o mentre parlate con un cliente”.

Una questione di diritti

Al centro del discorso i diritti e la sicurezza della neomamma e del nascituro. “La norma suona come un sottile ed implicito ricatto: “Ti piacerebbe stare con tuo figlio cinque mesi filati con uno stipendio garantito? Allora lavora fino all’insorgenza del travaglio”. Sono stati davvero generosi i legislatori nell’elargire ciò che era già di vostra proprietà. Una cosa è certa: questa idea non è venuta ad una donna”.


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